"Ad essere sincero" egli scrisse "era evidente che la civiltà in cui vivevo, e con la quale avevo a che fare, sulla mente ne sapeva meno della più umile fra le tribù primitive con cui ero mai venuto a contatto. Sapendo inoltre che gli orientali non erano in grado di esaminare a fondo gli enigmi della mente né a predirne il comportamento, come da principio ero stato portato a credere, non mi restava che intraprendere una ricerca lunga ed impegnativa."

Avendo deciso che gli studi convenzionali non avevano più nulla da offrirgli, L. Ron Hubbard lasciò l'università durante il periodo più nero della grande depressione economica, continuando fuori, nel mondo, la sua ricerca per conoscere meglio la vita. Disse di quel periodo: "... la mia attività di scrittore serviva a finanziare la ricerca, incluse anche le spedizioni che intrapresi per studiare alcune popolazioni primitive. Volevo infatti scoprire se esisteva un denominatore comune dell'esistenza che si dimostrasse funzionale".





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